Depressione e ansia in gravidanza, cosa fare? I farmaci fanno male?

Il pensiero di una gravidanza per una donna che soffre di depressione o ansia è spesso accompagnato da mille dubbi: starò bene, ce la farò, mi verrà la depressione post-partum, dovrò sospendere i farmaci oppure se li tengo faranno male al mio bambino?

Questi ultimi spesso sono i punti chiave e così la donna si trova ad oscillare continuamente tra il desiderio di essere madre e il timore di poter stare male, che spesso la porta a posticipare il più possibile questo momento.

Ma affrontare la gravidanza serenamente è possibile.

Un tempo la prassi, appena una donna scopriva di essere incinta, era quella di sospendere immediatamente tutta la cura farmacologica in atto, ma gli studi scientifici che negli ultimi anni si sono concentrati in questo campo ci hanno dimostrato che questa pratica non solo non è la migliore, ma che a volte, anche per il bambino, è meglio che la mamma affronti la gravidanza serenamente, anche se aiutata da un pochino di terapia farmacologica, ovviamente sono stretto controllo medico.

Questo perché quello che si è osservato è che ci sono dei rischi anche se l’ansia e la depressione non vengono trattate adeguatamente durante la gravidanza. Il rischio maggiore è quello di sviluppare una depressione post-partum, si è osservato infatti che circa il 50% degli episodi depressivi post-partum esordisce durante la gravidanza e quindi è facile capire come diventi fondamentale conoscere e riconoscere questi sintomi fin dalla loro comparsa. Oltre a questo ci sono anche dei rischi connessi con il modo di affrontare la gravidanza stessa, come la possibilità di mettere in atto dei comportamenti negativi (abuso di alcool o sostanze, difficoltà a sottoporsi ai regolari controlli specialistici), ma anche conseguenze dirette sul bimbo: la presenza di sintomi ansioso-depressivi aumenta infatti il rischio di avere un parto pretermine e che il bambino abbia alla nascita un basso peso corporeo o che sia più sofferente. 

Alla luce di queste conoscenze è facile capire perché gli studi attuali si sono concentrati sulla cura dell’ansia e della depressione anche durante il periodo gestazionale.

Ovviamente, ove possibile, la prima scelta terapeutica per una donna incinta, se i sintomi sono lievi, è costituita dall’approccio psicoterapico. Ma spesso questo non è sufficiente ed è necessario mantenere o inserire una terapia farmacologica, il cui ruolo va assolutamente soppesato e bilanciato a seconda di quelli che sono i rischi e i benefici per la mamma e per il bambino. 

farmaci che vengono utilizzati in gravidanza sono essenzialmente gli SSRI, gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina, e quello che si è osservato è che sono dei farmaci piuttosto sicuri, con particolare riferimento alla Sertralina, che viene considerato dalle linee guida il farmaco di prima scelta nel caso in cui non ci sia già una terapia farmacologica in atto con un altro SSRI, la cui valutazione spetta allo specialista.

Questa categoria di farmaci non risulta essere associata ad un aumento del rischio di aborti spontanei o di patologie cardiache (eccezion fatta per la paroxetina, per cui vi è un’allerta maggiore e per la quale è necessario effettuare controlli più approfonditi). Ci può essere una piccola percentuale di complicanze perinatali (pianto eccessivo o assente, eccessiva sedazione o irrequietezza, disturbi gastro-intestinali), che sono transitorie e si risolvono spontaneamente dopo 4-5 giorni.

La regola base rimane quella di valutare la dose minima efficace e di mantenerla il più possibile, aumentandola solo in caso di effettiva necessità e comunque molto lentamente.

Affrontare una gravidanza anche per chi soffre di ansia e di depressione non solo è possibile, ma è possibile anche farlo con serenità.

 

Articolo scritto da Dott.ssa Licia Lietti, psichiatra e psicoterapeuta esperta di depressione e docente al Corso di Alta Formazione di Psicologia Perinatale.

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